27 aprile 2009

Sono cresciuta credendo fortemente nella famiglia e in tutti i valori che da questa conseguono.
Sono cresciuta nella convinzione che davanti alla famiglia niente dovesse essere messo. In una sorte di concenzione siciliana, in cui io posso parlare male della famiglia, ma gli altri se osano dovranno vedersela con me.

A quasi 26 anni non lo credo più, proprio perché nella famiglia ci credo e tanto.
C'è un limite all'affetto e alla volontà di risolvere i guai tra le quattro mura protettive di casa. C'è un limite all'egoismo incosciente o meno. All'ignoranza.

Sono arrivata alla conclusione che va messo fuori dalla porta chi ha fatto qualcosa di troppo grave, che non vuole aiutarsi da solo, e vive nella convinzione di avere sempre le spalle coperte, di avere qualcuno pronto a tirarlo fuori dai pasticci; chi ha rovinato la sua vita e quella degli altri intorno.

Ogni giorno acquisto nuova consapevolezza della gente che mi circonda.
No, la famiglia non viene prima di tutto. Specie quando ci si ostina a considerare famiglia estranei che non sono mai stati né presenti, né attenti a te e alla tua vita e a tutto quello che hai fatto per loro.

Ci sono le persone, quelle con cui costruisci i rapporti più forti, indistruttibili, inaccessibili.
E se sono anche parenti, come a me è capitato molte e molte volte (potrei fare tremila esempi), buon per te.

E poi ci sono gli altri. Alla cui vita non devi per forza partecipare solo per qualche goccia di sangue in comune.

Ci sono persone con cui non condivideresti mai nulla, perché una differenza sostanziale contraddistingue abitudini, usi e costumi, e caratteri, e non deve essere il contrario solo perché si porta lo stesso cognome.

La mia concezione di famiglia ha un limite che può essere discusso. Ma ce l'ha.
E il mio cerchio è chiuso.


Lo so, il mio è un ritorno amaro al blog dopo qualche tempo. Ma ci sono cose che vanno dette, e questo è l'unico modo che ho per fissarle.
L'intervento non è rivolto a nessuna delle persone che lo leggerà, è una mia considerazione, su fatti accaduti e che continuano ad accadere.

So solo che ormai sono una donna adulta, e non ne posso più di godermi lo spettacolo del quadretto felice che dietro nasconde parole non dette e fatti non risolti.

Io ho fatto la mia scelta.

Tornerò più allegra la prossima volta, e vi parlerò di spose, vestiti e contratti firmati... lo giuro.

3 commenti:

Nunzia ha detto...

Mi dispiace questa amarezza, ma condivido molto questa riflessione, anche perchè anch'io come te avevo una sorta di concezione siciliana della famiglia, ma ora ho smesso.

Un abbraccio!

vicky ha detto...

..noto che anche se lontane la vita ci porta inevitabilmente a seguire binari comuni.. sono arrivata alle tue stesse considerazioni percorrendo simili strade.. rinnegare ogni gabbia e pensare a costruire la propria vita rincorrendo solo i legami più salubri e stabili non è e non deve essere causa di sensi di colpa.. mai.. ti voglio bene..

Anonimo ha detto...

mmm, meno male sono a 400 km di distanza. col mio ottimismo da tre soldi, penso sempre che invecchiando i difetti rimangono gli stessi, i pregi si rarefanno.
Ma è un processo comune, tranquilla, ed è anche l'evoluzione naturale che ti porta via lontano dal nido.

Filippo