25 febbraio 2009

Ma dove vai… ma dove vai, tanto oramai sei mia…
Questa è la canzone dei miei 18 anni.

Me ne andavo saltellando per un campeggio a Gallipoli cantando e ballando questa canzone con mia sorella e mio cugino.
Quell’estate ho ‘baciato’ un bel po’ di ragazzi.
Avevo i capelli corti da maschio e mi ero rotta le palle di un po’ di cose.
Mi ero rotta del mio ragazzo di allora.
Del mio paese.
Della gente intorno a me.
Mi preparavo dopo quell’estate a una delle prove più importanti per l’Angela di allora: entrare nell’accademia navale di Livorno. Sì, volevo diventare un ufficiale della marina militare e ci sono andata molto vicina.
Tralasciano i motivi per cui non ho continuato su quella strada, oggi mi ritrovo a pensare a quell’anno, così strano, così denso di avvenimenti.

Mi ricordo di una me magra, con 10 kg in meno, credo.
Mi ricordo di una me strana, sempre spaventata di qualcosa.
Cullata nelle sue belle abitudini di ragazza di provincia.

Mi ricordo di una me, che a 18 anni, alla fine di un lungo processo di purificazione da persone dannose (una in realtà), con il piede in un altro bel casino, una valigia preparata, e una divisa quasi pronta, sono approdata ad Arezzo.

E poi molti già sanno cosa è successo.

I due anni tra i 18 e i 20 anni sono stati per me fondamentali. Ho definito molte cose di me e ho acquisito consapevolezza.

In quegli anni io sono rinata a nuova vita.



Questa riflessione è nata da una lettera che ho scritto per fare gli auguri a una persona che compie 18 anni proprio oggi.
Io quell’anno l’ho iniziato con un vestito con rose rosse su sfondo bianco, il tacco alto e il trucco e l’ho finito con scarpette, jeans e un viaggio ad Arezzo.

E, credetemi, non c’è niente di meglio che potrei augurare.


3 commenti:

Valerio ha detto...

Il tempo trascorre sempre uguale a se stesso...

La vita non cambia per tutti a 18 anni, ma l'enfasi del momento ti dà la forza di cambiare

nunzia ha detto...

Fortunata la persona che ha ricevuto un augurio come questo!

Tanto per cambiare io sono quella che arriva con il treno dopo, per me la svolta è stata a 20 anni. A 18 ero come a 17...piena di confusione.

Un grande abbraccio!

Anonimo ha detto...

mi suona simpaticamente strano ritenere Arezzo come una tappa di fondamentale cambiamento, questo dimostra come forse i tempi e le persone che incontriamo siano più determinanti dei luoghi.

Filippo