14 ottobre 2009

Le mie donne*

Ce n'era una che amava cantare e invece se n'è andata zitta zitta.

Ce n'era un'altra che era sposata con l'uomo più forte del mondo e si è fatta uccidere davanti agli occhi suoi impotenti.

Ce n'era un'altra ancora che non aveva studiato e non sapeva scrivere, ma insegnava qualcosa a tutti quelli che avevano a che farci.


C'è n'è una che ha sorrisi e risate per tutti, nonostante le sofferenze.

E un'altra che si tormenta giorno e notte su quanto male fanno le persone intorno a lei, ma scende in prima linea se deve dare una mano anche a chi fa del male.


Un'altra ha gridato sempre all'indipendenza delle donne, ma la sua vita è dipesa sempre da un uomo.


Un'altra che fa sempre gli stessi errori nella sua cocciuta ignoranza.


Ce ne sono due che si costruiscono giorno per giorno intorno la famiglia che avrebbero dovuto avere. Ma chissà se ne sono consapevoli.


Ce n'è un'altra, giovane, bella, intelligente, che sfida il mondo a suon di tacchi e belletti e speriamo che il mondo decida di non sfidarla mai.


Un'altra si sposa e l'ha voluto così tanto che alla fine ci ha convinti tutti.

Ce n'è una che chissà come vive le notti lontane dal suo uomo. Quanta paura, quanta solitudine, quanto amore...


C'è quella che si è annullata completamente nella prole, dimenticando parte di se stessa.


E poi ci sono quelle testarde, presuntuose, egoiste. Quelle che sono risalite dal baratro e ora sono serene. Quelle che non ammetteranno mai di stare sbagliando e che in fondo in fondo sbagliano poco.


E poi ci sono io. Che non lo so come sono, perché rimando sempre l'argomento.


Mi pettino male, mi vesto anche peggio. Sono innamorata. Faccio un lavoro che mi piace poco e vivo nella frustrazione di non riuscire a fare meglio. Inciampo per strada e parlo troppo o troppo poco. Non telefono mai. Non mi piace. Penso intensamente alle persone e spero che loro mi sentano. Parlo con la gatta che mi guarda stranita e odio uscire la sera.


Non so se posseggo la forza di tutte le donne di cui sopra.


So che sono una di loro e ognuna di loro mi insegna qualcosa e quindi in un modo o nell'altro me la caverò.


* Ogni riferimento a cose è persone ovviamente non è casuale.

19 agosto 2009

"E vorresti urlare, rinnegare il cielo,
prendere a sassate tutti i sogni ancora in volo..."

Questi i versi di una famosissima canzone che ho in mente da un po'. Il motivo c'è, non riguarda me, non starò qui a spiegarlo, solo mi andava di condividere questa sensazione di tristezza assoluta di questi giorni.

Un'altra estate senza vacanze, un'altra estate torrida in cui non bastano 2 docce al giorno, non basta il buio con le persiane chiuse.
Il caldo torrido te lo senti nelle vene, e il corpo è inerme al sudore.

Non mi piace questa sensazione di oppressione sugli occhi, perché l'istinto è chiuderli.

E' lo stesso motivo per cui rifuggo le spiagge. Non mi piace il sole addosso, non mi piace l'abbattimento conseguenza del caldo.

Intanto tante persone passano e tornano nella mia vita.

C'è stato il matrimonio di Rossella, un autentico giorno di festa. Un giorno tutto bello dalla sera prima alla notte fonda del giorno dopo... è un sensazione indescrivibile poter essere e partecipare attivamente a quella celebrazione dell'amore così pura, originale, sincera.

Ho passato con Carmen delle settimane divertenti, istruttive, stressanti. Nonostante il lavoro. Nonostante lo scazzo. Era bello tornare e avere lei, con il suo ottimismo, che io non ho, il suo sorriso.

Ho passato dei giorni intensi con i miei genitori, snervanti. Si sono riproposte le stesse diversità. Abbiamo avuto gli stessi scontri.
Noi figli non cresciamo mai, secondo loro, ma a mio parere loro non vogliono vedere l'adulto che sei dietro l'immagine gigantesca del figlio che ti hanno appiccicata addosso.
Tutta la diversità ovviamente non va oltre l'affetto.

E poi le amiche. Così diverse l'una dall'altra. Non credevo di poter essere tanto triste e tanto felice per altre persone. Non credevo che sarei mai riuscita a soffrire così tanto per loro, a piangere di gioia e di felicità per loro.

E poi mia sorella, le lacrime a telefono per la notizia di un grande assente al matrimonio (speriamo l'unico). La complicità contro una situazione che snerva più lei che me, e il mio inevitabile senso di colpa, per non esserci. Mai. Quando servo.
Sì, una mia scelta, ma a volte mi girano proprio le palle.
E tutto questo si trasforma in un'aggressività perenne che fa fraintendere tutte le mie buone intenzioni.

Traliasciamo la mia lenta agonia lavorativa.
La mia perenne insoddisfazione.
...Io, almeno, un lavoro e mezzo ce l'ho.
Ricomincerò daccapo ora.
Proprio con la consapevolezza di questo lavoro e mezzo.
Vedremo quanti rifiuti sarò ancora in grado di sopportare.

E finisce così la cronaca di questi mesi.

Una nota di tristezza che non si spiega tanto.

Dicono che l'amore basta. Basta sì la sera, quando stremata guardi lui e sai che andrà bene, perchè "ci siete" voi.

Però durante il giorno, l'amore non basta.
O almeno, a me mi sa di no.

28 giugno 2009

il ritorno

Tra vecchie canzoni,

un gatto peloso,

un budino in frigo,

il mio uomo che studia nel caldo afoso di questa domenica milanese,

i miei capelli sempre più corti e bagnati,

le mie paranoie e i miei egoismi,

le mancate doti di chiaroveggenza per capire, per sentire, per sparire,

l'incapacità di smettere di voler bene e non preoccuparsi più,

gli occhi di chi ha molto da dirti, ma ti sorride e basta,

l'orgoglio che non fa chiedere,

la voce della mamma fastidiosa, ma necessaria,

le amiche che si sposano, sempre di più, sempre più spesso,

gli addii al nubilato,

le macchine a noleggio,

le idee folli di progetti irrealizzabili,

Isabel Allende,

fotografie,

piatti sporchi,

panni stesi nel bagno,

benvenuto in ***** sono Angela, in cosa posso esserle utile,

gli insulti,

le risate,

l'ignoranza,

il ristorante cinese sotto casa,

la voglia di viaggiare,

la mancanza di amiche per cazzeggiare,

l'incapacità di scoprire belle cose in persone altre dalle solite,

dicembre che si avvicina,

un'estate che passerà inosservata,

la metro per Bisceglie,

il 58/,

il bip della timbratrice,

i pantaloncini a quadri di Stefano,

il mercato di San Donato,

il puntino infinitesimale che sono nell'editoria,

la bellezza sconosciuta di Milano,

le passeggiate,

le graduatorie per la terza fascia,

l'amore e la voglia che ho di trovare un equilibrio,

anche se non sta andando tutto proprio come volevo,

ma sorrido dentro,

perché la sera c'è Stefano e perché sono fatta così,

e sento che il meglio ancora deve arrivare.


...tranne per alcune ombre scure,

che non dipendono da me, e devo liberarmi da questa convinzione,

perché lo so.


Tra tutto ciò, vivo felice delle mie debolezze, perché più ne scopro e più mi sento umana.

Ne scopro tantissime e va bene così.


27 aprile 2009

Sono cresciuta credendo fortemente nella famiglia e in tutti i valori che da questa conseguono.
Sono cresciuta nella convinzione che davanti alla famiglia niente dovesse essere messo. In una sorte di concenzione siciliana, in cui io posso parlare male della famiglia, ma gli altri se osano dovranno vedersela con me.

A quasi 26 anni non lo credo più, proprio perché nella famiglia ci credo e tanto.
C'è un limite all'affetto e alla volontà di risolvere i guai tra le quattro mura protettive di casa. C'è un limite all'egoismo incosciente o meno. All'ignoranza.

Sono arrivata alla conclusione che va messo fuori dalla porta chi ha fatto qualcosa di troppo grave, che non vuole aiutarsi da solo, e vive nella convinzione di avere sempre le spalle coperte, di avere qualcuno pronto a tirarlo fuori dai pasticci; chi ha rovinato la sua vita e quella degli altri intorno.

Ogni giorno acquisto nuova consapevolezza della gente che mi circonda.
No, la famiglia non viene prima di tutto. Specie quando ci si ostina a considerare famiglia estranei che non sono mai stati né presenti, né attenti a te e alla tua vita e a tutto quello che hai fatto per loro.

Ci sono le persone, quelle con cui costruisci i rapporti più forti, indistruttibili, inaccessibili.
E se sono anche parenti, come a me è capitato molte e molte volte (potrei fare tremila esempi), buon per te.

E poi ci sono gli altri. Alla cui vita non devi per forza partecipare solo per qualche goccia di sangue in comune.

Ci sono persone con cui non condivideresti mai nulla, perché una differenza sostanziale contraddistingue abitudini, usi e costumi, e caratteri, e non deve essere il contrario solo perché si porta lo stesso cognome.

La mia concezione di famiglia ha un limite che può essere discusso. Ma ce l'ha.
E il mio cerchio è chiuso.


Lo so, il mio è un ritorno amaro al blog dopo qualche tempo. Ma ci sono cose che vanno dette, e questo è l'unico modo che ho per fissarle.
L'intervento non è rivolto a nessuna delle persone che lo leggerà, è una mia considerazione, su fatti accaduti e che continuano ad accadere.

So solo che ormai sono una donna adulta, e non ne posso più di godermi lo spettacolo del quadretto felice che dietro nasconde parole non dette e fatti non risolti.

Io ho fatto la mia scelta.

Tornerò più allegra la prossima volta, e vi parlerò di spose, vestiti e contratti firmati... lo giuro.

21 marzo 2009

È sabato sera.
E io invio curriculum.
Per dire a me stessa che non mi sono rassegnata. Che ancora ci credo.
E deve essere per forza così.

Anche se è piuttosto difficile dirmelo la mattina.
Ci sto riuscendo però a digerire la pillola.
Trovo delle cose positive in quello che faccio.
Imparo a trattare con la gente. Capisco subito cosa fa felici le persone.
Continuo a indignarmi davanti alla maleducazione più sfacciata, all'ignoranza spietata, all'indifferenza costante, all'abuso di potere.
Ma confrontarmi con queste cose mi fa bene.
Non al lavoro che vorrei fare e che forse non farò mai, ma ad Angela.
Cresco, imparo, metto nello zainetto e continuo a camminare.

Questo non vuol dire che però io abbia smesso di fare danni e di lasciare cocci sulla strada.

E qui passiamo al lato comico del post.

  • I miei bicchieri si sono ridotti a 3. È stata necessaria una spedizione all'Ikea per rimediare.
  • Le tazzine non hanno più il manico. Ma all'Ikea le tazzine non le vendono.
  • I piatti ancora resistono, per ora su 18 se ne sono rotti solo 2.
  • Ho scheggiato il piano cottura con un pentolino. Sì, è possibile.
  • (Questa è fresca di un paio d'ore fa!) Mentre controllavo se una foto appena incorniciata stesse bene al muro, ho fatto dei passi indietro è ho pestato, rompendola, un'altra cornice ancora imballata.

Tutto questo ancora non ha superato il record di qualche anno fa di quando ho rotto, facendo cadere una bottiglietta di profumo, il lavandino del bagno. Però mi sa che ci sto andando vicino.

Se non sono serena rompo le cose. È una conseguenza del mio essere. Un'energia distruttiva mi avvolge e ciaociao servizi buoni.
Zia l'aveva capito e si era premunita di cose di acciaio e plastica.

Io non ho lo spazio per farlo.
E, vi avviso, a casa vostra non mi fate toccare niente.

Concludo questo post strampalato con il solito invito ad andare tutti qui!!!

(Anche se non li recensisco a lato nel blog trovate una lista dei libri che ho letto e che sto leggendo, ognuno può regalarvi qualcosa, dateci un'occhiata!)

25 febbraio 2009

Ma dove vai… ma dove vai, tanto oramai sei mia…
Questa è la canzone dei miei 18 anni.

Me ne andavo saltellando per un campeggio a Gallipoli cantando e ballando questa canzone con mia sorella e mio cugino.
Quell’estate ho ‘baciato’ un bel po’ di ragazzi.
Avevo i capelli corti da maschio e mi ero rotta le palle di un po’ di cose.
Mi ero rotta del mio ragazzo di allora.
Del mio paese.
Della gente intorno a me.
Mi preparavo dopo quell’estate a una delle prove più importanti per l’Angela di allora: entrare nell’accademia navale di Livorno. Sì, volevo diventare un ufficiale della marina militare e ci sono andata molto vicina.
Tralasciano i motivi per cui non ho continuato su quella strada, oggi mi ritrovo a pensare a quell’anno, così strano, così denso di avvenimenti.

Mi ricordo di una me magra, con 10 kg in meno, credo.
Mi ricordo di una me strana, sempre spaventata di qualcosa.
Cullata nelle sue belle abitudini di ragazza di provincia.

Mi ricordo di una me, che a 18 anni, alla fine di un lungo processo di purificazione da persone dannose (una in realtà), con il piede in un altro bel casino, una valigia preparata, e una divisa quasi pronta, sono approdata ad Arezzo.

E poi molti già sanno cosa è successo.

I due anni tra i 18 e i 20 anni sono stati per me fondamentali. Ho definito molte cose di me e ho acquisito consapevolezza.

In quegli anni io sono rinata a nuova vita.



Questa riflessione è nata da una lettera che ho scritto per fare gli auguri a una persona che compie 18 anni proprio oggi.
Io quell’anno l’ho iniziato con un vestito con rose rosse su sfondo bianco, il tacco alto e il trucco e l’ho finito con scarpette, jeans e un viaggio ad Arezzo.

E, credetemi, non c’è niente di meglio che potrei augurare.


31 gennaio 2009

Andate tutti qui!!!